Per mesi la discussione sull'impatto dell'intelligenza artificiale nella sicurezza informatica si è concentrata su scenari futuribili o su piccoli aiuti operativi: e-mail scritte in un italiano impeccabile per ingannare i dipendenti, assistenti digitali interrogati per trovare errori nel codice, o prompt manipolati per aggirare i filtri etici. Gli eventi emersi nelle ultime ore dimostrano però che quel capitolo è già superato. Da Pechino è partita un'operazione su vasta scala che segna il debutto sul campo dei cosiddetti sistemi agentici autonomi, capaci di condurre attacchi complessi senza che un operatore umano debba digitare i singoli comandi.
L’offensiva, attribuita al gruppo di spionaggio informatico cinese noto tra gli analisti come Vapor Panda, ha preso di mira in meno di due settimane oltre duecento realtà in tutto il mondo. Nel mirino sono finiti ministeri degli affari esteri in Europa, America Latina e Asia, vertici istituzionali, colossi delle telecomunicazioni e diciannove aziende strategiche negli Stati Uniti, attive in settori critici come la difesa, il nucleare, i semiconduttori e il farmaceutico. A rendere possibile un'espansione così rapida non è stato un esercito di programmatori, ma un programma chiamato ARTEX, una piattaforma sviluppata in Cina che trasforma i modelli linguistici in veri e propri specialisti operativi capaci di cooperare tra loro.
Come funziona una squadra di invasori digitali artificiali
Per comprendere il salto generazionale compiuto da questo attacco, bisogna abbandonare l’immagine del singolo hacker seduto davanti a uno schermo nero che tenta manualmente di forzare una password. Con i sistemi agentici, l'architettura assomiglia piuttosto a una complessa catena di comando aziendale interamente virtuale.
Al vertice si trovano gli agenti "pianificatori". Questi algoritmi ricevono un compito ad altissimo livello — ad esempio, penetrare nella rete di un ministero ed estrarre documenti riservati — e lo scompongono autonomamente in dozzine di passaggi logici: studiare la mappa del bersaglio, cercare porte aperte, individuare le difese attive e pianificare le mosse successive. Sotto di loro lavora una schiera di agenti "operativi", programmatori e analisti sintetici incaricati di eseguire i singoli ordini, come scrivere un piccolo software su misura per sfruttare una determinata falla o interrogare un archivio remoto.
Tutto questo processo si alimenta di calcolo e linguaggio naturale. In una sola delle intrusioni monitorate, i motori decisionali hanno elaborato circa 1,4 miliardi di "token" — l'equivalente di centinaia di migliaia di pagine di testo — per analizzare in tempo reale le risposte dei computer bersaglio, valutare cosa stesse accadendo e correggere il tiro. Il sistema non usava un solo cervello artificiale, ma combinava modelli orientali come DeepSeek con piattaforme commerciali occidentali ad abbonamento, sfruttando i punti di forza di ciascuna per risolvere problemi specifici.
La capacità di aggirare gli ostacoli senza fermarsi
La vera differenza tra un normale programma automatico e un agente intelligente risiede nella reazione di fronte a un imprevisto. Un software tradizionale, se trova una porta chiusa o riceve un messaggio di errore, si arresta in attesa di nuove istruzioni. Gli agenti guidati dall'intelligenza artificiale, al contrario, ragionano sul fallimento e cercano un'altra strada.
I registri delle intrusioni mostrano comportamenti che fino a poco tempo fa richiedevano ore di riflessione da parte di un professionista esperto. Di fronte a sistemi di sicurezza ben presidiati, gli agenti hanno scansionato l'infrastruttura alla ricerca degli angoli ciechi, individuando i server e i computer periferici in cui non erano stati installati i moderni "allarmi digitali" aziendali, per poi muoversi indisturbati in quelle zone franche.
In altri frangenti, il sistema ha dimostrato una spiccata capacità di collegare indizi eterogenei: ha recuperato vecchi certificati di autenticazione trascurati da anni per scavalcare i primi controlli, è entrato nelle caselle di posta elettronica aziendale per leggere i messaggi inviati dai dipendenti, vi ha trovato le configurazioni delle reti private virtuali e le ha usate per spalancare le porte interne dell'organizzazione. Se un tentativo di violazione falliva su un servizio cloud, l'agente cambiava istantaneamente bersaglio, testando l'archivio dei container o i permessi degli amministratori di sistema.
Il nuovo ruolo dell'uomo e il dilemma della difesa
Questo cambio di passo ha ribaltato il rapporto tra uomo e macchina. Nelle operazioni convenzionali, l'uomo compie il lavoro pesante e l'algoritmo svolge compiti di supporto; qui l'uomo è diventato un semplice supervisore strategico che osserva a distanza. Il responsabile umano deve solo indicare la rotta, intervenire nei rari momenti di stallo per autorizzare un passaggio particolarmente delicato ed evitare che le mosse dell'AI attirino troppo l'attenzione.
Le conseguenze per la sicurezza globale e per il mercato dell'intelligenza artificiale sono profonde. Innanzitutto, emerge la fragilità dei filtri morali imposti dalle grandi aziende tecnologiche ai propri modelli: quando un obiettivo distruttivo viene spezzettato in centinaia di microscopici compiti apparentemente innocui — analizzare una stringa di testo, verificare un formato di file, riformulare una richiesta —, il modello non riconosce la malizia dell'azione e collabora docilmente.
In secondo luogo, la scalabilità dell'attacco crea una sproporzione ingestibile per i difensori. Una squadra minuscola di operatori a Pechino ha potuto gestire in contemporanea centinaia di percorsi di infiltrazione complessi in tutto il pianeta. Per gli esperti dei centri di sicurezza aziendali e governativi, composti da analisti in carne e ossa soggetti a stanchezza e tempi di reazione umani, rispondere colpo su colpo diventa impossibile. L'unico modo per arginare intrusioni orchestrate da sciami di intelligenze artificiali sarà affidare la sorveglianza e la risposta ad altrettanti agenti autonomi, inaugurando un'era in cui la sicurezza informatica sarà una partita giocata in millisecondi, interamente tra macchine.
Fonti e documenti
Data del documento o periodo di riferimento: Contributo originale fornito alla redazione · Rapporto CrowdStrike del 29 ottobre 2026.
Contributo originale di Gerardo Costabile fornito alla redazione, pubblicato con sola impaginazione editoriale. Analisi e valutazioni appartengono all’autore.

